In sintesi
- 🎬 I due superpiedi quasi piatti
- 📺 Rete 4 HD, ore 21:35
- 😂 Una commedia cult del 1977 con Terence Hill e Bud Spencer, diretta da Enzo Barboni, che racconta le avventure esilaranti di due disoccupati che, per errore, diventano poliziotti a Miami, tra equivoci, scazzottate e gag indimenticabili.
Terence Hill, Bud Spencer, Enzo Barboni, commedia italiana anni ’70: bastano questi quattro nomi per evocare una fetta di cultura pop che continua a parlare a ogni generazione. Stasera il prime time fa un regalo ai nostalgici e ai curiosi: su Rete 4 HD, alle 21.35, arriva “I due superpiedi quasi piatti”, una delle commedie più amate e citate del leggendario duo.
Perché “I due superpiedi quasi piatti” – Terence Hill e Bud Spencer – è il titolo da non perdere stasera
Diretto nel 1977 da Enzo Barboni (il celebre E.B. Clucher), il film rappresenta una pietra miliare della filmografia di Hill e Spencer, segnando il loro passaggio naturale dal western-commedia ai polizieschi slapstick, ma senza rinunciare a ciò che li ha resi immortali: la fisicità comica di Bud, l’agilità da funambolo di Terence, i tempi comici perfetti e una chimica che ancora oggi sembra irripetibile.
La trama è una perla di assurdità genialmente calibrata. Due disoccupati – Wilbur Walsh e Matt Kirby – tentano la via del crimine ma sbagliano porta e si ritrovano dentro il dipartimento di polizia invece che nel retro di un supermercato. Da lì in poi la storia parte in una spirale irresistibile di equivoci, inseguimenti, scazzottate e un corso da poliziotti che è diventato un tormentone per generazioni di giovani spettatori. Nulla di basato su fatti reali: è pura invenzione di Barboni, che mette in scena una satira leggera delle istituzioni e della società americana degli anni ’70, raccontata dal punto di vista candido dei due antieroi più amati d’Italia.
Un altro motivo per sintonizzarsi? Il cast di supporto è un piccolo pezzo di storia del cinema di genere. C’è Laura Gemser in un ruolo sorprendentemente casto per la star della saga di Emanuelle, e il cattivo è affidato al grande Luciano Catenacci, volto iconico del poliziottesco italiano. Non mancano i caratteristi americani che hanno dato al film quel respiro internazionale che, all’epoca, contribuì al suo enorme successo commerciale.
L’impatto culturale di I due superpiedi quasi piatti e del duo Hill-Spencer sul cinema italiano
“I due superpiedi quasi piatti” non è semplicemente un film comico da serata tranquilla. È un tassello fondamentale della cultura pop italiana. Negli anni ’70, il duo Hill-Spencer era più grande di molti franchise moderni, capace di incassare cifre impressionanti e creare un immaginario condiviso fatto di scazzottate sonore, amicizia virile e giustizia fai-da-te ma sempre con il sorriso.
Rivedere oggi questa commedia significa anche rituffarsi in un’epoca in cui il cinema italiano parlava al mondo con sicurezza. Per gli appassionati più nerd, è impossibile non notare come questo film rappresenti uno snodo tecnico e narrativo nella carriera di Barboni: rispetto ai western precedenti, qui il regista sperimenta un nuovo ritmo, più vicino alla commedia americana, pur mantenendo la struttura episodica che rende le gag ripetibili all’infinito. E infatti, proprio per questo, i film di Spencer e Hill hanno un potere particolare: puoi entrarci in qualsiasi punto e sai già che ti divertirai.
Il pubblico li ha sempre premiati, spesso molto più della critica ufficiale. Negli archivi di appassionati, il film viene ricordato come “scintillante” e “all’altezza di Trinità”, che è un complimento non da poco. E non manca chi considera “I due superpiedi quasi piatti” come il primo vero capolavoro poliziesco-comico del duo, una formula che avrebbe poi generato successi come “Pari e dispari”.
Perché continua a funzionare dopo quasi cinquant’anni
Gli elementi sono sempre gli stessi, ma qui entrano in armonia particolare. La slapstick di Bud Spencer, mutuata dalla sua fisicità sportiva; la leggerezza quasi cartoonesca di Terence Hill; il ritmo brillante di Barboni; una Miami immaginata attraverso l’occhio italiano degli Studios De Paolis; quel modo tutto unico di far convivere illegalità e moralità, dove i protagonisti sono sì pasticcioni, ma fondamentalmente buoni.
Un altro aspetto che gli appassionati evidenziano spesso è la qualità delle scene d’azione. All’epoca non c’era CGI, non c’erano trucchi digitali: Spencer e Hill facevano tutto davvero, con cronache che raccontano schiaffi che rimbombavano per metri. È proprio questo realismo fatto di sudore e stunt genuini che rende i loro film così rilassanti da guardare oggi.
- La versione in onda stasera dura 140 minuti, più lunga dei 112 minuti del cinema: probabile presenza di scene extra recuperate o semplicemente tempi dilatati televisivi.
- Molte gag e battute del film sono state citate e omaggiate in opere successive, comprese serie TV e perfino riferimenti nascosti in produzioni internazionali.
E poi c’è la nostalgia, certo, ma non basta a spiegare tutto. Il segreto è che “I due superpiedi quasi piatti” funziona ancora: fa ridere, mette di buon umore e offre quella sensazione di casa che solo certi film italiani sanno dare.
Stasera, quindi, vale davvero la pena accomodarsi sul divano e lasciarsi trascinare dalle avventure improbabili di Hill e Spencer. Non importa quante volte lo hai già visto: questo è uno di quei film che sembrano sempre più divertenti ad ogni rewatch. E ogni generazione lo scopre come fosse la prima volta.
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