Nonna osserva il nipote bloccarsi prima di ogni attività: quando scopre il vero motivo decide di intervenire così

Quando una nonna osserva i propri nipoti che esitano prima di ogni mossa, che si scusano in continuazione o che rinunciano ancora prima di provare, il cuore si stringe. Quella mancanza di slancio vitale, quella vocina tremante che dice “non sono capace” davanti a una semplice costruzione di mattoncini o a un disegno da colorare, rappresenta un segnale che merita tutta la nostra attenzione. La scarsa autostima nei bambini non è solo una fase passeggera, ma può condizionare profondamente il loro sviluppo emotivo e relazionale.

Comprendere le radici della svalutazione infantile

La continua autosvalutazione nei bambini raramente nasce dal nulla. Spesso affonda le radici in dinamiche familiari complesse, in aspettative eccessive o in confronti impliciti con fratelli, compagni di classe o standard irrealistici. Dal primo istante in cui viene al mondo, il bambino inizia a registrare e ad assorbire tutto ciò che lo circonda. Già intorno ai 4-5 anni i bambini iniziano a costruire la propria autopercezione basandosi principalmente sui feedback ricevuti dagli adulti di riferimento. Quando un bambino sente ripetutamente frasi come “attento, così sbagli” oppure percepisce ansia negli adulti ogni volta che affronta qualcosa di nuovo, interiorizza l’idea che sbagliare sia inaccettabile.

Il perfezionismo genitoriale, pur mosso dalle migliori intenzioni, può trasformarsi in una gabbia invisibile. Alcuni bambini sviluppano una particolare vulnerabilità: abituati a ricevere elogi solo per i risultati perfetti, temono che qualsiasi errore li priverà dell’affetto e dell’approvazione degli adulti. L’approvazione o la disapprovazione sociale influenza profondamente il loro comportamento e la percezione di sé.

Il ruolo trasformativo della nonna

La posizione della nonna è straordinariamente preziosa proprio perché differente da quella dei genitori. Non gravata dalle ansie quotidiane della responsabilità genitoriale diretta, può offrire uno spazio emotivo più leggero e sperimentale. Questo non significa sostituirsi ai genitori o contraddirli, ma piuttosto creare un ambiente complementare dove la pressione della prestazione lascia spazio alla gioia della scoperta.

Un bambino che sperimenta, accompagnato da un adulto libero da giudizio, avrà maggiore opportunità di essere indipendente e di sviluppare fiducia nelle proprie capacità.

Creare uno spazio sicuro per l’errore

La strategia più potente consiste nel normalizzare l’errore attraverso l’esempio concreto. Una nonna può deliberatamente commettere piccoli errori durante le attività condivise: sbagliare un pezzo del puzzle, mescolare i colori “per sbaglio” creando tonalità inaspettate, dimenticare un ingrediente in una ricetta e poi improvvisare. L’importante è accompagnare questi momenti con verbalizzazioni positive: “Guarda che combinazione interessante ho fatto!” oppure “Questo non è venuto come pensavo, ma possiamo trasformarlo in qualcos’altro”.

I bambini imparano attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui, una capacità particolarmente spiccata nella tenera età. Albert Bandura fu uno dei primi a utilizzare il termine modeling per indicare questa forma di apprendimento per imitazione. Mostrare concretamente come gestire gli errori in modo costruttivo insegna ai bambini che sbagliare non solo è normale, ma può anche aprire possibilità creative inaspettate.

Strategie pratiche per ricostruire la fiducia

Il potere delle domande invece delle valutazioni

Quando il nipotino mostra il proprio disegno o costruzione, la tendenza naturale è valutare: “Che bello!” oppure “Bravissimo!”. Queste lodi generiche, però, mantengono il focus sul giudizio esterno. Una nonna può invece porre domande aperte che spostano l’attenzione sul processo e sulla percezione del bambino stesso:

  • “Quale parte ti è piaciuto fare di più?”
  • “Come hai deciso di usare questo colore?”
  • “Cosa vorresti aggiungere se avessi più tempo?”
  • “Questa torre è diversa da quella di ieri, cosa hai cambiato?”

Questo approccio sposta gradualmente il centro di valutazione dall’esterno all’interno del bambino, aiutandolo a sviluppare un proprio senso critico indipendente e una maggiore consapevolezza del proprio processo creativo.

Progetti “imperfetti” intenzionali

Proporre attività dove l’imperfezione è parte del progetto può essere liberatorio. La tecnica giapponese del kintsugi, che ripara le ceramiche rotte con oro evidenziando le crepe anziché nasconderle, offre una metafora perfetta: le imperfezioni possono diventare bellezza. Con i nipoti si possono creare disegni collaborativi dove ognuno aggiunge elementi strani senza un piano prestabilito, ricette dove gli errori vengono celebrati con nomi fantasiosi, storie inventate dove il protagonista risolve problemi proprio grazie ai propri sbagli, oppure giardini di sassi dipinti dove ogni pietra è diversa e unica.

La narrazione biografica come strumento terapeutico

I bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti che ammirano hanno attraversato difficoltà simili. Una nonna possiede un tesoro inestimabile: decenni di esperienze personali. Raccontare episodi autentici della propria infanzia o giovinezza in cui ha sbagliato, si è sentita incapace o ha avuto paura, e come ha superato quelle situazioni, offre ai nipoti modelli di resilienza incarnati e credibili.

Questi racconti non devono essere eroici o edificanti in modo artificiale. Anzi, proprio l’autenticità e la vulnerabilità li rendono potenti. Quando un bambino scopre che la nonna una volta ha bruciato una torta importante o ha preso un brutto voto, comprende visceralmente che le persone che ama e rispetta non sono sempre state perfette, e questo relativizza i propri insuccessi.

Dialogare con i genitori senza invadere

La questione dell’autostima infantile richiede coerenza educativa. Una nonna attenta può condividere con i genitori le proprie osservazioni usando un linguaggio non giudicante: “Ho notato che quando giochiamo, Marco si blocca spesso dicendo che non è capace. Sto provando a normalizzare gli errori durante i nostri momenti insieme. Vi va se ne parliamo?”

Cosa fai quando tuo nipote dice non sono capace?
Lo incoraggio subito a provare
Racconto i miei errori passati
Faccio errori intenzionali con lui
Gli faccio domande sul suo processo
Chiedo consiglio ai genitori

Questo approccio collaborativo, piuttosto che critico, crea alleanze educative efficaci. Spesso i genitori, immersi nella routine quotidiana, non percepiscono con la stessa chiarezza questi segnali. Lo sguardo della nonna, più distanziato ma non meno amorevole, può illuminare dinamiche che meritano attenzione professionale, se necessario.

Quando considerare un supporto specialistico

Se la svalutazione persiste nonostante gli sforzi familiari, se il bambino manifesta ansia significativa, evitamento sociale o sintomi somatici come mal di pancia o mal di testa ricorrenti senza causa medica, potrebbe essere utile consultare un professionista dell’infanzia. Suggerire questa possibilità ai genitori richiede delicatezza, ma può fare la differenza nel percorso di crescita del bambino.

La figura della nonna resta comunque centrale come base sicura emotiva, quello spazio dove il nipote sa di essere accolto incondizionatamente, errori compresi. Quando un bambino imita e interagisce con i nonni, non solo sta imparando, ma sta anche rafforzando la connessione emotiva con loro. Questa certezza affettiva costituisce il fondamento su cui ogni bambino può costruire gradualmente una fiducia autentica nelle proprie capacità, imparando che il valore personale non dipende dalla perfezione, ma dalla capacità di provare, sbagliare, imparare e riprovare con coraggio rinnovato.

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